domenica 12 agosto 2012

Il poeta del giorno: ALFONSO GATTO

Alfonso Gatto nasce a Salerno 17 luglio 1909 da una famiglia di marinai e piccoli armatori di origini calabresi. L'infanzia e l'adolescenza sono piuttosto travagliate. Compie i primi studi nella sua città, poi nel 1926 si iscrive all'Università di Napoli che abbandona qualche anno dopo, senza laurearsi, a causa di difficoltà economiche. 
Vive un periodo di continui spostamenti che sono caratteristica di una vita irrequieta e avventurosa, trascorsa nell'esercizio e nella pratica di diversi lavori. Inizia a lavorare come commesso, come istitutore di collegio, correttore di bozze ed infine diviene giornalista. 
Nel 1936, a causa del suo dichiarato antifascismo, viene arrestato e trascorre sei mesi nel carcere di San Vittore di Milano. 
Nel 1938 fonda a Firenze assieme allo scrittore Vasco Pratolini la rivista "Campo di Marte" che diventa la voce del più avanzato ermetismo. Creata per commissione dell'editore Vallecchi, la vita del periodico dura tuttavia un solo anno. 
Durante questi anni Gatto lavora come collaboratore delle più innovatrici riviste e periodici di cultura letteraria (dall'"Italia Letteraria" alla "Rivista Letteratura" a "Circoli" a "Primato alla Ruota"). 
Nel 1941 Gatto riceve la nomina ad ordinario di Letteratura italiana per "chiara fama" presso il Liceo Artistico di Bologna. 
A partire dal 1943 entra a far parte della Resistenza: le poesie scritte in questo periodo offrono una testimonianza efficace delle idee che animano la lotta di liberazione. Alla fine dell Seconda guerra mondiale Alfonso Gatto è direttore di "Settimana" , poi co-direttore di "Milano-sera" ed inviato speciale de L'Unità, dove assume una posizione di primo piano nella letteratura di ispirazione comunista. Nel 1951 lascia clamorosamente e polemicamente il partito comunista. 
Come autore di testi sono diversi i riconoscimenti che riceve, tra questi vi sono i premi Savini (1939), St. Vincent (1950), Marzotto (1954) e Bagutta (1955, per l'opera "La forza degli occhi"). 
Oltre che poeta è anche scrittore di testi per l'infanzia. Gli ultimi anni della sua vita sono dedicati alla critica dell'arte e della pittura. 
Tra i suoi numerosi volumi di poesia ricordiamo: "Isola" (1932), "Morto ai paesi" (1937), "Il capo sulla neve" (1949), "La forza degli occhi" (1954), "Osteria flegrea" (1962), "La storia delle vittime" (1966), "Rime di viaggio per la terra dipinta" (1969). 
Alfonso Gatto muore in un incidente d'auto a Orbetello (Grosseto) il giorno 8 marzo 1976. E' sepolto nel cimitero di Salerno: sulla sua tomba è incisa una frase dell'amico Eugenio Montale: "Ad Alfonso Gatto per cui vita e poesie furono un'unica testimonianza d'amore".



Canto alle rondini
 
Questa verde serata ancora nuova
e la luna che sfiora calma il giorno
oltre la luce aperto con le rondini
daranno pace e fiume alla campagna
ed agli esuli morti un altro amore;
ci rimpiange monotono quel grido
brullo che spinge già l' inverno, è solo
l' uomo che porta la città lontano.
e nei treni che spuntano, e nell' ora
fonda che annotta, sperano le donne
ai freddi affissi d' un teatro, cuore
logoro nome che patimmo un giorno.

Amore della vita
 
Io vedo i grandi alberi della sera
che innalzano i cieli dei boulevards,
le carrozze di Roma che alle tombe
dell' Appia antica portano la luna.
Tutto di noi gran tempo ebbe la morte.
Pure, lunga la via fu alla sera
di sguardi ad ogni casa, e oltre il cielo
alle luci sorgenti ai campanili
ai nomi azzurri delle insegne, il cuore
mai più risponderà?
Oh, tra i rami grondanti di case e cielo
il cielo dei boulevards
cielo chiaro di rondini!
O sera umana di noi raccolti
uomini stanchi uomini buoni,
il nostro dolce parlare
nel mondo senza paura.
Tornerà tornerà,
d' un balzo il cuore
desto
avrà parole?
Chiamerà le cose, le luci, i vivi?
I morti, i vinti, chi li desterà?

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