martedì 24 luglio 2012

Il poeta del giorno: VITTORIA AGANOOR

Vittoria Aganoor nacque a Padova il 26 maggio 1855 da una famiglia di origine armena che si era trasferita in Italia a metà del XIX secolo. La sua casa natale è ancor oggi detta "Casa degli Armeni", nell'allora via del Prato della Valle, attualmente piazza Vittorio Emanuele.
Cresciuta in un ambiente familiare difficile, soprattutto per il carattere introverso del padre Edoardo, Vittoria soffrì spesso, nel corso della sua vita, di crisi depressive. Per iniziativa della madre, Giuseppina Pacini, Vittoria studiò presso il poeta Giacomo Zanella.
Manifestò ben presto una certa propensione a scrivere versi, che il suo insegnante avrebbe voluto indirizzare a una metrica tradizionale. Nel 1876 Zanella le fece pubblicare la poesia dal titolo "A una bolla di sapone". Nello stesso anno Vittoria si trasferì a Napoli. Il suo insegnante successivo, Enrico Nencioni, le consentì di accostarsi con profitto alla letteratura straniera. Vittoria si opponeva alla pubblicazione dei suoi versi, sia perché ne era insoddisfatta, sia per il carattere prevalentemente autobiografico degli stessi. Solo dopo la morte dei suoi insegnanti, e dopo avere sacrificato buona parte della sua esistenza alla cura della madre e della sorella invalida, si decise, nel 1900, a pubblicare Leggenda eterna. Questa raccolta poetica è ispirata soprattutto al grande e tormentato amore per il poeta Domenico Gnoli. Resta anche un interessante epistolario tra Vittoria Aganoor e Domenico Gnoli. Lo stesso Gnoli le dedicò, a sua insaputa e con lo pseudonimo Giulio Orsini la raccolta di versi Fra terra e astri.
In questo periodo si fidanzò e si sposò, trasferendosi a Perugia, con il giurista letterato e uomo politico umbro Guido Pompilj (sottosegretario nel governo Saracco e ministro degli esteri nel governo Giolitti dal 1906 al 1909) che senza dubbio l'amò teneramente.
Durante il periodo matrimoniale scrisse le Nuove liriche, pubblicate nel 1908, che la resero più conosciuta e popolare.
Si ammalò però di cancro e morì a Roma nella notte tra il 7 e l'8 maggio del 1910 all'età di 55 anni. La reazione del marito, che si suicidò sparandosi poche ore dopo la morte della moglie, contribuì a costruire un'atmosfera leggendaria attorno all'opera poetica di Vittoria, contribuendo in modo non trascurabile alla sua diffusione.
Nel 1912 Luigi Grilli curò la raccolta completa delle poesie che ebbero poi numerose ristampe.


   
Sotto la luna i mille cavalieri,
come a squillo che chiami alla raccolta,
vanno, volano, ansanti, a briglia sciolta,
curvi sul crine dei cavalli neri.
   
Ciechi, folli, non vedono, sui vaghi
poggi, il grappolo offrirsi dalle viti,
né i casolari lampeggiar gl'inviti
di pace, in riva agli assopiti laghi.
   
No, no, no! Solo, luminoso, alato,
bello d'una terribile bellezza,
con voce di comando e di carezza
chiama il sogno da tanti anni sognato.
   
Laggiú laggiù tenacemente chiama
e laggiù l'orda turbinosa vola
credula, dove una crudel parola
spegnerà il foco dell'accesa brama.
   
Sta l'orrenda parola nel profondo
dell'abisso, che attira avido e inghiotte
chi le malìe sfidando della notte
corre ai miraggi che non son del mondo.
   
Ma che val! ma che importa? - Il sogno mente;
tutto è invano! - Che importa? Avanti! io sono
con voi, fratelli! e sprono e sprono e sprono
il mio cavallo disperatamente.
   
   
   
Può dunque una parola, una sommessa
parola, detta da un labbro che trema
balbettando, valer più d'un poema,
prometter più d'ogni miglior promessa?
   
Può levarsi, a quel suono, una dimessa
fronte, raggiando, qual se un diadema
la cinga, e può dar tanto di suprema
gioia, che quasi ne rimanga oppressa
   
l'anima?... Io credo svelga oggi dai cuori
ogni ricordo d'amarezza, ormai
sazio d'umane lagrime, il destino.
   
È così certo! non mai tanti fiori
ebbe la terra, e il cielo non fu mai
né così azzurro, né così vicino!

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