venerdì 20 luglio 2012

Il poeta del giorno: ANTONIA POZZI

Nacque a Milano nel 1912 da una famiglia molto agiata, figlia di Lina Cavagna Sangiuliani e dell'avvocato Roberto Pozzi. Non sappiamo molto della vita di questa scrittrice, e nessuna delle sue opere venne pubblicata prima della sua morte avvenuta nel 1938. 
Cresciuta in un'elegante casa di Milano, ebbe sempre un carattere solitario, passando la maggior parte del suo tempo chiusa nella sua camera. Al liceo, instaurò una relazione molto profonda con il suo professore di latino e greco, che divenne senza dubbio il grande amore della sua vita. La forte opposizione della sua famiglia sempre alla relazione, però, le impedì di sposarsi. La perdita dell'amato, e la conseguente impossibilità di avere un figlio da lui, segnarono per sempre la vita della scrittrice. 
Nel 1930, Antonia si iscrisse all'Università di Milano, dove studiò filologia moderna. Li aumentò la sua passione per la filosofia, la letteratura ed il linguaggio. In seguito viaggiò molto in tutta Europa, e nell'estate del '38 scrisse alla nonna, comunicandole la sua intenzione di scrivere un romanzo storico sulla Lombardia. Le lettere di questo periodo, lasciano trasparire un forte entusiasmo per il progetto, che si prolungò fino all'autunno di quell'anno. In una lettera datata 23 ottobre, invece, lo stato di Antonia apparve radicalmente cambiato. Le leggi razziali contro gli ebrei, avevano causato la partenza di alcuni dei suoi amici più cari, e la ragazza, allora ventiseienne, fu sinceramente sconvolta dall'evolversi degli eventi. 
Il 2 dicembre, Antoniasi recò regolarmente all'Istituto tecnico Schiaparelli di Milano, in zona Sempione, ove insegnava e, nel corso della mattinata, chiese di uscire anticipatamente dalla scuola dicendo di non stare bene. 
Si diresse verso l'abbazia di Chiaravalle, forse in bicicletta (o forse con un tram). Raggiuntala, si sdraiò su un prato vicino alla Certosa e ingerì molte pastiglie di barbiturico. Nel gelo di quella giornata di dicembre attese la morte. 
Un contadino nel pomeriggio di quello stesso giorno la scorse e dopo un'iniziale titubanza chiamò un'ambulanza che la trasportò al Policlinico di Milano, ove, intorno alle 19 del giorno seguente (3 dicembre 1938), Antonia Pozzi morì. 
Nel suo ultimo biglietto, non citò i suoi scritti, ma parlò di "disperazione mortale". Le sue opere, poesie e diari, furono tutte pubblicate postume.



AMORE DI LONTANANZA
Ricordo che, quand’ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l’argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c’era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un’aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l’orizzonte;
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.



MERIGGIO
In questa doratura di sole
io sono
una gemma pelosa
legata crudelmente con un filo di refe
perché non possa sbocciare
a bagnarsi di luce.
Accanto a me tu sei
una freschezza riposante d’erba
in cui vorrei affondare
perdutamente
per sfrangiarmi anch’io
in un ebbro ciuffo di verde -
per gettare in radici sottili
il mio più acuto spasimo
ed immedesimarmi con la terra.

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