lunedì 4 giugno 2012

Il poeta del giorno: OCTAVIO PAZ

Octavio Paz nasce a Città del Messico il giorno 31 marzo 1914. 
Considerato il poeta di lingua ispanica più importante della seconda metà del Novecento, sia come poeta che come saggista, nell'arco dell'intero secolo la sua fama letteraria è seconda solo a quella di Juan Ramón Jiménez, Vicente Huidobro, César Vallejo e Pablo Neruda
Comincia molto presto a scrivere e nel 1937 partecipa al II Congresso internazionale degli scrittori antifascisti di Valencia (Spagna). Trascorre gran parte della sua esistenza tra Spagna e Francia: in Spagna sostiene la lotta dei repubblicani durante la Guerra civile spagnola - anche se va ricordato che in seguito prenderà le distanze dal comunismo. 
Rientrato in Messico, nel 1938 fonda e dirige "Taller", una rivista che segnala la comparsa di una nuova generazione di scrittori messicani. Nel 1943 si trasferisce negli Stati Uniti e si immerge nella poesia modernista anglo-americana. 
Nel 1945 Paz entra nel servizio diplomatico messicano: in questi anni scrive "Il labirinto della solitudine", un saggio sull'identità messicana. 
Sposa poi Elena Garro, dalla quale ha una figlia. 
Viene inviato dal governo messicano in Francia, dove ha modo di avvicinarsi al surrealismo. Durante la sua permanenza in Francia Octavio Paz lavora inoltre a fianco di André Breton e Benjamin Peret. 
Ottiene il posto di ambasciatore in Messico e in India nel 1962: lascia l'incarico nel 1968, dopo il Massacro di Tlatelolco (2 ottobre 1968), proprio per protestare contro la sanguinosa repressione avvenuta ai danni degli studenti manifestanti. 
In seguito fonda due importanti riviste di cultura e politica: "Plural" (1971-1976) e "Vuelta" (dal 1976). 
Tra i riconoscimenti letterari più importanti ricevuti da Octavio Paz ci sono il Premio Cervantes, conferitogli nel 1981 e il Premio Nobel per la Letteratura nel 1990. 
Octavio Paz muore a Città del Messico il giorno 19 aprile 1998.




Due corpi

Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte due onde
e la notte è oceano.
Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte due pietre
e la notte deserto.
Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte radici
nella notte intrecciate.
Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte coltelli
e la notte lampo.

Temporale

Nella montagna nera
il torrente delira a voce alta
a quella stessa ora
avanzi tra precipizi
nel tuo corpo sopito
Il vento lotta al buio col tuo sogno
boscaglia verde e bianca
quercia fanciulla quercia millenaria
il vento ti sradica e trascina e rade al suolo
apre il tuo pensiero e lo disperde
Turbine i tuoi occhi
turbine il tuo ombelico
turbine e vuoto
Il vento ti spreme come un grappolo
temporale sulla tua fronte
temporale sulla tua nuca e sul tuo ventre
Come un ramo secco
il vento ti sbalza
Nel tuo sogno entra il torrente
mani verdi e piedi neri
rotola per la gola
di pietra nella notte
annodata al tuo corpo
di montagna sopita
Il torrente delira
fra le tue cosce
soliloquio di pietre e d'acqua
Sulle scogliere
della tua fronte passa
come un fiume d'uccelli
Il bosco reclina il capo
come un toro ferito
il bosco s'inginocchia
sotto l'ala del vento
ogni volta più alto
il torrente delira
ogni volta più fondo
nel tuo corpo sopito
ogni volta più notte.

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