sabato 30 giugno 2012

Il poeta del giorno: THOMAS S. ELIOT

Thomas Stearns Eliot nasce a Saint Louis, nello stato del Missouri (USA), il giorno 26 settembre 1888. La famiglia, di origini britanniche, appartiene alla borghesia benestante del paese: il padre è direttore di una fabbrica di mattoni e la madre discende da un'antica famiglia del Massachusetts. Il giovane Eliot già a dieci anni dimostra particolare interesse per la poesia, tanto che il giornalino scolastico ne pubblica alcune sue. 
Si iscrive ad Harvard nel 1906 dove vive gli anni universitari e il prolifico ambiente intellettuale di Boston. Studia francese, tedesco, letteratura inglese, storia medievale e storia della filosofia. Nel frattempo, s'interessa e approfondisce lo studio della Divina Commedia e di Dante Alighieri, a cui poi dedicherà uno dei suoi più noti saggi. Segue un corso sui poeti metafisici e incontra Conrad Aiken, poeta con cui instaura una profonda e duratura amicizia. Legge saggi di Arthur Symons e rimane colpito dalla poesia di Jules Laforgue. Grazie alla lettura di "The spirit of Romance", di Ezra Pound, scopre poi i provenzali e gli stilnovisti. 
Nel 1911 si iscrive alla Sorbona dove rimane per un certo periodo fino a quando rientra a Harvard per conseguire il dottorato in filosofia. Nel giugno 1914, conclusa l'università, si reca a Parigi; due mesi dopo ottiene una borsa di studio che lo porta per un anno a Londra, presso il Merton College di Oxford. 
Nel 1915 conosce Vivienne Haigh-Wood che diviene ben presto sua moglie. La coppia prende in affitto una camera nella casa del filosofo Bertrand Russell. Eliot deve far fronte alle ristrettezze economiche sopravvenute: il padre, che disapprova la sua scelta di proseguire la carriera accademica, gli rifiuta ogni aiuto. Thomas Eliot inizia così a lavorare come insegnante. In seguito, grazie all'interessamento della famiglia di Vivienne, entra nella Lloyds Bank come impiegato, dove rimarrà per quasi dieci anni. 
Nello stesso periodo viene nominato vice direttore di "The Egoist", rivista nella cui sezione letteraria lavora Ezra Pound
Nel 1917 esce la prima raccolta di poesie di Eliot: "Prufrock e altre osservazioni" (Prufrock and other observations); del 1919 e del 1922 rispettivamente, sono "Poesie" e "La terra desolata". 
Dal 1923 diviene direttore della rivista "The Criterion", poi della casa editrice Faber and Faber. Nel 1927 riceve la cittadinanza inglese e si converte all'anglicanesimo, passo che influisce notevolmente sulla sua produzione letteraria (nel 1933 diverrà Vicar's Warden, la più alta posizione di un laico nella chiesa anglicana). E' di questo periodo anche l'interessamento di Eliot per il teatro, che trova concretizzazione con la produzione di saggi e lavori come "Assassinio nella cattedrale", "La riunione di famiglia", "Cocktail party", "L'impiegato di Fiducia" e "Il grande statista". 
Tra gli anni '30 e gli anni '40 Eliot si concentra in particolar modo sui problemi etici e filosofici della società moderna. L'opera di Eliot verrà iscritta al contesto del cosiddetto "modernismo", movimento che nel periodo tra la Prima e laSeconda Guerra Mondiale comprenderà e rivoluzionerà tutte le arti: tutti gli autori modernisti vengono accomunati dal loro rifiuto della tradizione letteraria vittoriana e dal recupero della poesia del Seicento inglese. 
Dopo una travagliata riflessione, decide di separarsi dalla moglie facendola ricoverare in un istituto per malati mentali, dove morirà nel 1947. La morte della moglie lascerà per sempre un senso di colpa nell'animo del poeta, anche se poi si sposerà nuovamente nel 1957. 
Thomas Stearns Eliot viene insignito nel 1948 del premio Nobel per la letteratura, "for his outstanding, pioneer contribution to present-day poetry". 
Muore a causa di un enfisema polmonare a Londra il 4 gennaio 1965. Le sue ceneri, come da sue volontà, vengono deposte nella Chiesa si San Michele di East Coker, il villaggio dal quale gli antenati di Eliot emigrarono in America: una piccola targa lo commemora. A due anni dalla scomparsa una grande pietra è stata posta alla sua memoria, sul pavimento del "Poets' Corner" della Abbazia di Westminster a Londra.



Mattino alla finestra


Sbattono piatti da colazione nelle cucine del seminterrato,
E lungo i marciapiedi che risuonano di passi
Scorgo anime umide di donne di servizio
Sbucare sconsolate dai cancelli che danno sulla strada.

Ondate brune di nebbia levano contro di me
Volti contorti dal fondo della strada,
Strappano a una passante con la gonna inzaccherata
Un vacuo sorriso che s'alza leggero nell'aria
E lungo il filo dei tetti svanisce. 




Ritratto di signora


I
Fra il fumo e la nebbia di un pomeriggio di dicembre
Tu lasci che la scena si accomodi da sola - e così sembrerà -
Con un «Ti ho riservato questo pomeriggio»;
E quattro ceri nella stanza in ombra,
Quattro cerchi di luce sul soffitto,
Un'atmosfera da tomba di Giulietta
Pronta per tutte le cose da dire, o lasciate non dette.
Noi siamo stati, diciamola, ad ascoltare l'ultimo polacco
Trasmetterci i Preludi coi suoi capelli e le punte delle dita.
« Così intimo, questo Chopin, che penso la sua anima
Dovrebbe farsi risorgere solo fra amici
Non più di due o tre, che non tocchino il fiore
Già sgualcito e discusso nelle sale da concerto. »
- E così la conversazione scivola
Fra velleità e rimpianti con cura contenuti
In mezzo a toni lievi di violini
Confusi a remote connette
E comincia.

«Tu non lo sai quanto gli amici vogliono dire per me
E quanto raro, quanto raro e strano sia per me trovare
In un a vita fatta di tante avversità e di tanti scopi
(Perché davvero non mi piace... lo sapevi? non sei cieco!
E come sei acuto!)
Poter trovare un amico che abbia queste qualità,
Che abbia, e dia
Le qualità sulle quali l'amicizia vive.
Quanto per me significhi che io te lo ripeta -
Senza queste amicizie - che cauchemar la vita! »

Fra le spirali dei violini E le ariette
Di cornette stridule
Nel mio cervello ha inizio un tam tam sordo
Che assurdamente martella un suo preludio.
Capriccioso monotono
Che è almeno una decisa « nota falsa ».
- Andiamo a prendere aria, in un'estasi di tabacco,
Ad ammirare i monumenti,
A discutere gli ultimi avvenimenti,
A rimettere l'orologio con gli orologi pubblici.
Poi a sederci mezz'ora, per bere un bicchiere di birra.


II
Ora che i lillà sono in fiore
Lei tiene un vaso di lillà nella sua stanza
E ne contorce uno fra le dita, parlando.
« Ah, amico mio, tu non lo sai, tu non lo sai
Cos'è la vita, tu che la tieni fra le mani »;
(Lentamente torcendo gli steli dei lillà)
« La lasci scorrere da te. la lasci scorrere,
La giovinezza è crudele, non ha alcun rimorso,
Sorride alle situazioni che non può vedere. »
Io sorrido, naturalmente,
E continuo a bere il tè.
« Eppure, in questi tramonti d'aprile, che in qualche modo richiamano
La mia vita sepolta, e Parigi a primavera,
Mi sento immensamente in pace, e dopo tutto
Trovo che il mondo sia meraviglioso e giovane. »

E la voce ritorna simile all'insistente stonatura
Di un violino spezzato in un pomeriggio d'agosto:
« lo sono sempre sicura che comprendi
Ogni mio sentimento, sono sempre sicura che lo senti
E che mi tendi la mano oltre l'abisso.

Sei invulnerabile tu, non hai il tallone d'Achille.
Andrai avanti, e quando avrai prevalso
Potrai dire: qui molti hanno fallito.
Ma cosa mai posseggo, amico mio, cosa posseggo
Da poterti donare, e cosa puoi ricevere da me?
Nient'altro che amicizia e simpatia
Da chi sta per raggiungere la fine del viaggio.

Resterò qui a sedere, servendo il tè agli amici... »

Prendo il cappello: come potrò vigliaccamente fare ammenda
Per quello che mi ha detto?
Mi vedrete nel parco ogni mattina
A leggere i fumetti e la pagina sportiva.
Noto in particolare
Una contessa inglese che si dà alle scene.
Un greco assassinato
Durante un ballo polacco, un reo di peculato
Che ha reso confessione. Mantengo il mio contegno,
E rimango padrone di me
Fino al momento in cui un organetto, meccanico e stanco,
Ripete un vecchio canto estenuato
Con il profumo dei giacinti nel giardino, richiamando
Alla memoria cose che altri hanno desiderato.
Sono sbagliate o giuste queste idee?

III
La notte d'ottobre discende; tornando come prima se si esclude
Quasi un leggero senso di malessere
Salgo le scale e giro la maniglia, ed ho la sensazione
D'esser salito strisciando sulle mani
E sui ginocchi. « E così parti per l'estero; e quando
Pensi di ritornare? Ma è una domanda inutile.
Difficilmente saprai quando ritorni,
Troverai molte cose da imparare. »
Il mio sorriso cade pesantemente in mezzo al bric-à-brac.
« Forse mi potrai scrivere. »
La mia padronanza di me s'accende per un attimo-,
Questo me l'aspettavo per davvero.
« Ultimamente me lo chiedevo spesso
(Ma i nostri inizi non sanno mai quale sarà la fine!)
Perché non siamo diventati amici. »
Mi sento come uno che sorrida, e volgendosi noti all'improvviso
La sua espressione riflessa in uno specchio.
La mia padronanza si spegne; noi siamo veramente al buio.

« Perché tutti l'avevano detto, tutti i nostri amici,
Erano tutti sicuri che i nostri sentimenti si accordassero
Così intimamente! Anche per me è difficile capire.
Ora dobbiamo lasciarle al destino queste cose.
In tutti i casi, mi scriverai.
Forse non è troppo tardi.
Resterò qui a sedere, servendo il tè agli amici. »
E devo approfittare d'ogni forma mutevole se voglio
Trovare l'espressione... ballare, ballare
Come un orso ballerino,
Strillare come un pappagallo, schiamazzare come una scimmia.
Andiamo a prendere aria, in un'estasi di tabacco -
Bene! E cosa accadrebbe se un pomeriggio morisse,
Un pomeriggio grigio e fumoso, una sera gialla e rosa;

Se lei morisse e mi lasciasse qui seduto con la penna in mano
Con il fumo che scende giù dai tetti;
Pieno di dubbio, per un certo tempo
Senza sapere cosa provo o se comprendo
Né se sia saggio o pazzo, in ritardo o in anticipo...
Non avrebbe la meglio, dopo tutto?
Questa musica trova il tono giusto con un « morendo »
Ora che noi parliamo di morire -
E avrei il diritto di sorridere? 

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