mercoledì 27 giugno 2012

Il poeta del giorno: FRANCISCO DE QUEVEDO

Francisco de Quevedo y Villegas nacque a Madrid nel 1580.
Studiò a Alcalà de Henares, ma dopo un duello dovette trasferirsi in Italia e prese servizio sotto il duca di Osuna e venne coinvolto nella caduta in disgrazia del duca nel 1619.
Tornato in Spagna, venne imprigionato per 4 anni nel monastero di San Marcos di Leon.
Morì a Villanueva nel 1645.









L’edera rampicante
L’edera rampicante che cammina
stringendo nel suo verde labirinto
tutto il fusto del pioppo che danneggia
perché più l’accarezza più gli nuoce;
non sa l’occhio che guarda
quel frondoso slancio
se sia l’amore o invece un carcere:
solo l’albero sa se sia un favore
o sia una morsa che lo copre e piega.
Così, lisi, chi veda come godo
quando t’adoro nella tua bellezza
e che nobili pene m’accompagnino,
chieda alla mia passione e al mio destino:
saprà che è schiavo del mio sentimento
ciò che crede sia un premio alla follia.

Amore costante al di là della morte
Gli occhi miei potrà chiudere l’estrema
ombra che a me verrà col bianco giorno;
e l’anima slegar dal suo soggiorno
un’ora, dei miei affanni più sollecita;
ma non da questa parte della sponda
lascerà la memoria dove ardeva:
nuotar sa la fiamma in gelida onda,
e andar contro la legge più severa.
Un’anima che ha avuto un dio per carcere,
vene che a tanto fuoco han dato umore,
midollo che è gloriosamente arso,
il corpo lasceranno, non l’ardore;
anche in cenere, avranno un sentimento;
saran terra, ma terra innamorata.

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