lunedì 30 aprile 2012

Il poeta del giorno: ROCCO SCOTELLARO

Rocco Scotellaro è nato a Tricarico, in Basilicata, nel 1923, e lì è morto a soli trent'anni. Tutte le sue poesie sono state pubblicate postume grazie all'interessamento di amici, in particolare Carlo Levi a cui si deve in buona parte la "scoperta" del giovane poeta. Proprio Carlo Levi firma la prefazione di E' fatto giorno, raccolta pubblicata nel 1954 e vincitrice, in quello stesso anno, del Premio Viareggio. Di modesta famiglia artigiana, Scotellaro prende parte, sin da giovanissimo, alle lotte contadine del suo paese; a ventitre anni diventa sindaco (socialista) del suo paese ma viene ingiustamente accusato di peculato ed è incarcerato per breve tempo nel 1950. Dopo la liberazione non riprende più l'attività politica, in cui pure aveva speso tante energie. La sua terra, così poco generosa con gli uomini, e le difficile condizioni di vita dei contadini meridionali sono al centro delle poesie che scrive a partire dai primi anni Quaranta: "tema principe di Scotellaro - ha scritto il critico Gilberto Finzi - è infatti il dramma concreto e attuale dell'esistenza dei contadini e dei braccianti, della miseria del Sud; e sullo sfondo di una vita quotidiana di cui vediamo tuttora le conseguenze stanno i briganti dell'800, i ladri di bestiame, i rivoltosi". Il tentativo di trasporre questa materia drammatica in una nuova epica del lavoro e delle tribolazioni dei poveri rende la poesia di Scotellaro, oggi più che mai, estremamente attuale. Basti pensare alle poesie di protesta dedicate ai giovani disoccupati, di cui vengono rievocate le vuote giornate fatte di bar e sigarette, del sogno vano di una "strada sicura". La via indicata ai giovani per uscire da questo "niente", quella da lui stesso percorsa, è quella di darsi all'azione politica, in particolare al socialismo, e attraverso essa lottare per rivendicare una nuova qualità di vita. Ma le poesie di Scotellaro non potrebbero dirsi tali se all'impegno politico e sociale non si mescolasse il vissuto individuale: le speranze, gli amori, anche i ricordi del carcere; e insieme un amore profondo per la natura. Prendono così vite liriche che vanno oltre il semplice canto di protesta, pur così necessario, e legano la vicenda privata del poeta al ceppo della sua gente, alla natura aspra e forte del suo paese. Lo stile della poesia si imbeve di questi contenuti e appare con essi del tutto in sintonia; il poeta predilige "strumenti essenzialmente poveri, immagini naturalistiche efficaci e dirette, rime facili e lessico contadino". Non è dunque difficile comprendere come Rocco Scotellaro, per la sua posizione di poeta "emarginato" dai circoli culturali ufficiali e per la sua lotta politica, sia diventanto, soprattutto al Sud, una specie di mito; cui non sono mancati tuttavia parziali - e tardivi - riconoscimenti da parte di critici di fama.


E' fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi
 
E' fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi
con i panni e le scarpe e le facce che avevamo.
Le lepri si sono ritirate e i galli cantano,
ritorna la faccia di mia madre al focolare.
 
 
E' calda così la malva
 
E' rimasto l'odore
della tua carne nel mio letto.
E' calda così la malva
che ci teniamo ad essiccare
per i dolori dell'inverno.
 
 
La luna piena
 
La luna piena riempie i nostri letti,
camminano i muli a dolci ferri
e i cani rosicchiano gli ossi.
Si sente l'asina nel sottoscala,
i suoi brividi, il suo raschiare.
In un altro sottoscala
dorme mia madre da sessant'anni.
 
 
Tu sola sei vera
 
Colei che non mi vuol più bene è morta.
E' venuta anche lei
a macchiarmi di pause dentro.
Chi non mi vuol più bene è morta.
Mamma, tu sola sei vera.
E non muori perché sei sicura.

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